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Erano tutta un’altra epoca ed un’altra storia quelle che nel 1877 videro gli albori del torneo di tennis più amato al mondo, eppure Wimbledon iniziò semplicemente quando ventidue tennisti dilettanti, con le racchette di legno ed un altro tennis, si affrontarono davanti a poche centinaia di spettatori.

Oggi il Torneo, l’unico su erba che inizia sei settimane prima del primo lunedì di agosto e dura due settimane – salvo eventuali slittamenti a causa dell’imprevedibile pioggia Inglese – compie cento quarant’anni con i suoi immutabili colori tradizionali ovvero verde e viola, nonché il bianco delle divise da gioco che giocatori e giocatrici devono tassativamente indossare, con piccoli accenni di altre tonalità consentiti esclusivamente per gli sponsors.

Ma il Torneo è sicuramente  – e soprattutto – un luogo dove farsi notare e vedere perché Wimbledon è sinonimo di mondanità ove vige un rigido dress code oltre a fragole con panna e Champagne: riti e regole che si ripetono ormai da decenni come un mantra per un jet-set che è più spesso interessato ad accaparrarsi un posto in “prima fila” o al Royal Box ed all’ “afternoon tea” – il tea con torte e pasticcini accompagnati da Champagne e Prosecco, rigorosamente servito in aree privatissime dove sfoggiare sorrisi e cappelli ed avviare contatti altolocati e/o milionari – più che a ciò che accade sul rettangolo di gioco.

D‘altronde nella patria dove “regnano sovrani” eleganza e nobiltà, è più importante essere très chic che distinguere uno smash da una demi volée.

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