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In questo caldo fine agosto, lo Writer’s Identikit  svela – ma non troppo – chi c’è dietro ai bei pensieri dell’ Alchimista di Parole: uno di quegli Uomini taciturni ma singolar(mente) sensibili, ironico, serio ma non serioso, in grado di saper scrivere di tutto con particolare emotività ma con un unico filo conduttore: la vita, che non sempre ci presenta la sua faccia migliore… tifoso accanito dei Millwall Football Club e con la sigaretta sempre accesa stile Bukowski (l’aria un pò ce l’ha n.d.r.), soffia anelli di fumo come nebbia londinese, la città che ama… ma sa che odio odio il fumo ed allora – da perfetto gentleman – accantona la fumosa bionda per tutto il tempo della nostra chiacchierata.

Chi è L’Alchimista di Parole?
“Non lo so… forse, come mi definì un’amica, tutto e niente.”

Faccio una pausa… chissà voglia scoprirsi di più, ma niente.
Quando e come ti sei accorto che amavi scrivere?
“Da sempre, anche se spesso vado a periodi… ad ispirazioni.”

Hai dei luoghi, dei momenti o dei gesti benaugurati abituali quando scrivi?
“No, sinceramente no.”

E’ di poche parole… Vivere a Londra ha influenzato la tua scrittura?
“Londra non ha influenzato la mia scrittura, se non per l’ambientazione del mio libro ma perché la considero casa mia.”

Cosa significa “scrivere” per L’Alchimista?
“Esprimersi. Talvolta penso che mi è più facile scrivere che parlare e, se ci pensi bene,  è una cosa triste.”

Vorrei approfondire, ma mi fa gentilmente capire che è meglio sorvolare… Passo alla prossima domanda.
Che tipo di writer sei: istintivo che scrive di getto o metodico con schemi e regole?
“Istintivo. Penso che scrivere sia un’emozione che viene espressa, quindi non soggetta a regole.”

Vale solo per la scrittura o non ami le restrizioni in genere?
“Penso valga un po’ in ogni campo. Non amo le restrizioni in generale, anche se ci sono alcune regole che bisogna seguire.”

Qualcosa mi dice che non ami nemmeno le domande… fa un mezzo sorriso… allora continuo.
Rileggi e correggi spesso ciò che scrivi o preferisci affidarti all’imprinting del momento?
“Prima scrivo di getto il corpo della storia, poi rifinisco lasciando inalterato il concetto, il contenuto principale dello scritto.”

Cosa ti piacerebbe rimanesse di ciò che scrivi in chi ti legge?
“Immedesimazione. Mi piace che chi mi legge si immedesimi nelle mie parole. Come diceva Troisi: la poesia è di chi la usa non di chi la scrive.”

Beh difficile non immedesimarsi in ciò che scrive… (mi è sembrato scorgere un quasi sorriso, ma non ci giurerei n.d.r.).
Siamo nel contesto virtuale di un blog, quanto e come pensi possano incidere i social network su chi ama scrivere e/o leggere? 
“Chi scrive o legge e l’ha sempre fatto continuerà farlo, ma un blog può avvicinare chi invece non ha mai amato leggere.”

Li consideri un’opportunità o conforti di creative chimere, nonché cattivi insegnanti?
“Come ogni cosa, tutto dipende dall’utilizzo che se ne fa.”

Stringato e lineare… dopotutto è un Uomo.
Permettici di conoscere anche L’Alchimista lettore.
Qual è il primo libro che hai letto?

“Sinceramente non ricordo… Forse Siddartha intorno ai quattordici anni.”

Apprezzo lo sforzo, sorrido e Lui (forse) ricambia…
Hai un libro, una poesia od un autore preferito?
“Il mio libro preferito è Alcatraz di Diego Cugia che ogni tanto rileggo a pezzi. Mi piace la scrittura di Jeffery Deaver che ho anche conosciuto ed è simpaticissimo. Ma in genere leggo un po’ di tutto.”

Tre scritti, libri, romanzi o poesie che secondo L’Alchimista tutti dovremmo leggere almeno una volta nella vita.
“Ripeto, Alcatraz di Cugia, Sulla strada di Kerouac ed i  libri di inchiesta di tutti i generi.”

Quale libro hai sul comodino?
“Nessuno cambiano quasi ogni sera.”

Non insisto.
Se mi permetti, vorrei porti due domande di Marzulliana memoria:  Credi in quello che scrivi oppure scrivi di quello in cui credi?

“Un pò di tutti e due”

Ecco… però ha risposto!
Ed – ovviamente – si faccia una domanda e si dia una risposta.

“A questa mi giustifico, non ho potuto studiare!”

Stavolta ride ed io oso “la domanda” che da quando abbiam iniziato a chiacchierare mi frulla in testa.
Per essere un Alchimista di Parole… sei stato molto laconico nel rispondere. Non ami le domande o non ti piace svelarti?

“Semplicemente non amo molto parlare di me e non perché  io sia presuntuoso o voglia fare il misterioso… è che mi riesce proprio difficile!”

“E pure non l’avrei mai detto sai?” Ride… e mi chiede se abbiam finito… butto giù l’ultima domanda tutta d’un fiato.
Un tuo scritto che vorresti far conoscere a chi ci leggerà?

“Questa è facile, il mio libro in uscita: A dieci passi da te.”

Ridiamo entrambi, apprezzo lo sforzo e lo ringrazio, “thank you”. Finalmente si rilassa… fa un altro mezzo sorriso e mi saluta con un epigrafico “to you”… se ne va e riaccende un’altra sigaretta…

6“Ogni tanto indosso ancora la maglia del Millwall che prendemmo allo stadio, la indosso con i miei sensi di colpa di essere diventati tanti “mi manchi” senza più’ trovarci. Che la felicita’ sia associata alla parola ricerca ti fa capire che e’ un qualcosa da inseguire. Forse un sogno a cui ci dedichiamo in questo inseguimento. Noi eravamo un’illusione che non volevo inseguire. Se mi avessi visto con i miei occhi, avresti visto quanto ero stanca di correre, ed invece tu ti ostinavi a guardarmi con gli occhi di un’illusione. Continuavi a chiedermi: ‘mi ami?’ perché avevi paura a chiedere ‘amami’, sapevi che avrei cambiato discorso, sapevi che non potevo più farlo. Tra i due sono sempre stata io la più brava a chiudere. Dicevi che sarei stata una brava giocatrice di poker, sapevo sempre quando chiudere una mano. L’amore e’ la cosa più bella, siamo noi che cambiamo rendendolo sbagliato. Tu hai provato a riprendermi, invece di tenermi a te, forse perché’ sei più bravo a tenere ad una promessa che una persona.”
(A Dieci Passi Da Te)

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