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Il primo Writer che ho l’ardire di importunare con la mia Writer’s Identikit Interview è Maurizio Spreghini, uno scrittore con la poesia nel cuore, che viaggia anche tra romanzo, prosa e narrativa… del suo scrivere dice: “Ne vivo ogni attimo di quello che percepiscono i miei sensi, ma la vera realtà è nel farsi guidare da cosa non si intravede con lo sguardo. Cogliendo sensazioni e poggiandone l’essenza su di un foglio, ritraendo cose di cui ognuno di noi si circonda. Partendo dal proprio destino che dovremmo dipingere con i pennelli della nostra anima, fino allo sfiorar delle dita…. Null’altro…..”

Ma per comprendere chi è davvero Maurizio Spreghini, leggiamo come ha gentilmente risposto…

Chi è Maurizio Spreghini?
“Diciamo un folle visionario, che ha deciso ad un tratto di mettere nero su bianco le proprie emozioni. Possiamo anche dire con una mente che vive delle proprie sensazioni, estrapolando alla fine un segnale positivo e cercando allo stesso tempo di regalarne qualcuna tramite i suoi scritti.  Folle visione, perdonatemi!”

Perdonato… Quando e come ti sei accorto che amavi scrivere?
“Ho iniziato a scrivere nel secolo scorso, perché ahimè l’età avanza e mi rendo conto che sto invecchiando anche io. Ho iniziato nel 1995 o giù di li, quando un evento particolare ha cambiato la mia vita e il modo di vederla, rendendola forse migliore da quel punto di vista. Non starò qui a raccontarvelo, ma quello che prima aveva un senso dopo ne ha acquisito un altro, anche perché seppur facciamo di tutto per dimenticarlo la vita è una… e non si torna indietro.”

Quindi non cambieresti nulla guardandoti indietro?
“No non cambierei nulla, nella vita ho lottato e mi sono rialzato tante volte ma senza il mio passato non sarei come sono.”

Hai dei luoghi, dei momenti o dei gesti beneauguranti abituali quando scrivi?
“Sinceramente no, nessun luogo ne momento e ne stato d’animo particolare. Scrivo di getto e lo faccio in base a quello che osservo o a qualcosa che mi tocca in maniera particolare. Una volta una poetessa del nord Italia mi ha colpito con le sue parole riferite al mio modo di scrivere: mi disse che sarei stato in grado di tramutare in poesia anche una lista della spesa. Ovviamente mentiva!!”

Noi crediamo di no… Cosa significa “scrivere” per Maurizio?
“Significa scrivere delle proprie sensazioni, tramutando l’irrealtà di un pensiero in qualcosa di più tangibile.”

Che tipo di writer sei: istintivo che scrive di getto o metodico con schemi e regole?
“Scrivo di getto senza metodi ne regole, i pensieri sono liberi e mi chiedo sempre perché qualcuno si ostini ad imprigionarli in una gabbia di sintassi.”

Non ami certe regole perché non le condividi o perché non ami le restrizioni in genere?
“Io non amo le regole anche se le rispetto, ma se me le impongono faccio fatica soprattutto se non le condivido.”

Rileggi e correggi spesso ciò che scrivi o preferisci affidarti all’imprinting del momento?
“Ho un problema quando scrivo, odio rileggerlo. Ciò avviene non perché il mio ego mi indichi che io sia migliore di altri, bensì per pigrizia e la convinzione spudorata che vada bene comunque. Poi dopo qualche ora rileggo il tutto, ma spesso rimane cosi com’era.”

Ed a noi non dispiace… Cosa ti piacerebbe rimanesse di ciò che scrivi in chi ti legge?
“Vorrei rimanesse il mio modo “distorto” di tramutare l’irrealtà dell’anima, in qualcosa che indichi come sia la strada verso la quiete della stessa. In parole povere vorrei rimanesse il messaggio racchiuso all’interno, che ciascun lettore ha cercato di estrapolare e rendere suo. Sarei di un’utopia apocalittica se pensassi di insegnare qualcosa, mi limito a pensare che per un attimo qualcuno ha vissuto le mie stesse emozioni leggendole.”

Sicuramente con le tue parole ci regali tante emozioni e piaci a tanti… Nel lontano 1937 un profetico Dino Buzzati scrisse che: “in Italia, ogni giorno nasce un nuovo scrittore, quando non ne nascono due o tre, i libri si moltiplicano vertiginosamente; la possibilità di pubblicare un romanzo sembra anzi farsi sempre maggiore, oggi è più facile di ieri e domani lo sarà più di oggi”.
“Io di romanzi ne ho scritti almeno tre con svariati racconti e persino due fiabe, oltre alle infinite poesie raccolte in molteplici antologie. Ho partecipato a tanti concorsi ricevendo apprezzamenti e onorificenze, ma nella mia biografia non lo troverete mai non per timidezza ma perche alla fine credo che chi scrive lo faccia per se stesso e rimanere umili sia l’unica maniera per continuarlo a fare. Non ho mai avuto l’immaginaria visione di essere il miglior scrittore, ne una persona su  cui puntare due lire per scommessa e amo il silenzio degli affetti e non la notorietà. Quello che mi fa andare avanti nello scrivere è che racconto di me e del mio modo di vedere le cose, usando un italiano discreto ma con una stesura, talvolta, fuori dai canoni di scrittura. Ma in special modo sono le pacche sulle spalle virtuali che chi mi legge mi regala ogni giorno, magari con un messaggio o una semplice intervista.”

Sorridiamo… Un suggerimento od un’opinione di Maurizio per farsi scegliere dai lettori e quindi da un editore, a tutti coloro che – come te – amano scrivere e sono ai primi passi.
“Io con l’editoria ho uno strano rapporto, perché penso che non si debbano far pagare le emozioni ne speculare su di esse chiedendo cifre assurde per la pubblicazione.  Per questo le mie pubblicazioni sono tutte in self publishing con lulu.com – solo per assegnare alle opere un codice di riconoscimento (ISBN) contro i “furbetti” che copiano appropriandosene – ma quello che troverete per la maggior parte sarà gratuito e scaricabile. Il tutto è nella mia pagina Facebook e seppur nel sito qualcosa adesso è a pagamento, nel tempo potrete rileggere tutto in maniera gratuita.  A chi è ai primi passi dico solo di rimanere se stesso, cercando a tutti i costi di mantenere un’identità  a costo di rimanere anonimo: il tempo è galantuomo e vi regalerà emozioni quando meno ve lo aspetterete.”

Siamo nel contesto virtuale di un blog, quanto e come pensi possano incidere i social network su chi ama scrivere e/o leggere? 
“Incidono molto sia in positivo che in negativo. Io ho iniziato nel 1995 con una vecchia Olivetti e senza motori di ricerca. Oggi con Facebook, blog, Twitter e siti vari procreare è più facile, cosi come espandere la propria conoscenza o inabissarsi in letture. Quando si legge bisogna sempre rimanere se stessi e pensare con la propria mente e non con quella che qualcuno pensa di manipolare: state attenti!”

Li consideri un’opportunità o conforti di creative chimere, nonché cattivi insegnanti?
“Li considero un’opportunità purché – come già detto in precedenza  – si rimanga se stessi. La mente dell’uomo è molto affascinante e scoprirne i segreti o pilotarla è fin troppo semplice.”

Permettici di conoscere anche il Maurizio Spreghini lettore.  Qual è il primo libro che hai letto?
“Probabilmente una fiaba in età scolastica, credo Pinocchio. Ma ti svelo un segreto: non amavo leggere più di tanto in età scolare, forse era dovuto al fatto dell’imposizione degli insegnati  che ti costringevano a leggere poemi melodrammatici, senza spiegarti il significato interiore del poeta o scrittore. Anche se adesso non posso biasimarli, nessuno sa lo stato d’animo celato dietro la mente collegata  alle dita compositrici di quella determinata cosa e chi lo fa, mente sapendo di mentire.”

Hai un libro, una poesia od un autore preferito?
“Il gabbiano Jonathan di Richard Bach, cito: Ciascuno di noi è, in verità, un’immagine del Grande Gabbiano, un’infinita idea di libertà, senza limiti.”

Tre scritti, libri, romanzi o poesie che secondo Maurizio tutti dovremmo leggere almeno una volta nella vita.
Il piccolo principe, Il gabbiano Jonathan, Herman Hesse e Khalil Gibran. Con loro si potrà aiutare la mente a vivere le viltà del corpo osannando l’anima.”

Ci son tanti aspiranti scrittori e molti esordienti ultimamente, eppure da tempo, nel nostro Paese, si legge poco e male e con la recessione economica la Cultura è diventata sempre più un optional od un bene  di lusso, tanto che molte librerie – anche storiche – han dovuto chiudere i battenti.  Secondo te, perché è diventato così difficile coinvolgere ed insegnare a leggere od appassionarsi alla buona lettura?
“Perché la lettura non va insegnata, va solo instradato il lettore a farne parte. Cercar di inculcare ad una persona un metodo di lettura od un autore specifico, è come ledere della propria libertà intellettuale: va solo fatto capire che qualcuno potrebbe avere la soluzione ai propri momenti bui, perché magari li ha già vissuti e interpretati rendendo più semplice la risalita; oppure che leggere è la volontà di una mente che stanca non riesce più a fantasticare.”

Quale libro hai sul comodino?
“Quello di un qualsiasi scrittore emergente che nessuno conosce e/o che ha solleticato le mie fantasie.”

Se mi permetti, vorrei porti due domande di Marzulliana memoria:  Credi in quello che scrivi oppure scrivi di quello in cui credi?
“Scrivo!”

Per fortuna! Ed – ovviamente – si faccia una domanda e si dia una risposta.
“Quanto credi manchi per appendere la penna al chiodo? Ho sempre pensato che la mano che regge la mia mentre scrivo, un giorno si stancherà di farlo. Perché – rimanga tra noi – tutto è  dettato da una volontà che non ci appartiene e solo il tempo sarà giustiziere o promotore… e spero che il mio sia ancora molto.”

Lo speriamo anche noi e te lo auguriamo… Un tuo scritto che vorresti far conoscere a chi ci leggerà?
“Io amo tutto ciò che la mia mente ha partorito, ogni scritto rappresenta un momento particolare di un giorno o un’ora o un attimo vissuto. Vi lascio una cosa scritta due giorni fa:

4Quello che amo di oggi
è aspettare il domani…

Come indossassi una maschera,
eterea e d’incanto
ma capace nel trasportare
la realtà in sogni,
vivendone di quell’attesa
posta a farmi credere
che l’attimo non esiste,
se non vissuto
nel pensiero di una miglioria
in quella giornata che domani,
sarà ancora un trampolino
in attesa di un destino mai domo.”

(Maurizio Spreghini)

Seguite Maurizio sul suo Blog personale.

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