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Come sosteneva il caro vecchio Darwin – che dell’evoluzione della specie ne sapeva qualcosa – c’è un solco profondo che separa il Maschio dalla Femmina: per esempio, da sempre le donne hanno una maggiore sensibilità ed un ardore emotivo superiore e protendono alla ricerca di sicurezza, mentre gli uomini, sono molto più razionali e – sin dall’origine – tendenti alla dominanza poiché, di fatto, ogni cosa ed ogni essere vivente, sin dagli albori, ha sempre avuto un suo “ruolo” ben definito nell’equilibrio ed il funzionamento dell’insieme di cui è parte “attiva” in modo “soggettivo” ed “unico” senza che, però, ciò significasse inferiorità di una qualsiasi delle parti.

Ma, poi ecco arrivare l’emancipazione, il femminismo, l’antagonismo del fare, la contesa di diritti e doveri e la competizione tra i sessi in un tutti contro tutti nel nome di una maggiore libertà che – invece – si tradurrà in una lotta al massacro senza regole, limiti e compiti, ove tutto, dalla famiglia al lavoro, dalla società al privato, è un unico campo di battaglia senza confini.

Il “vecchio” non è stato sostituito da un nuovo ma si è semplicemente spogliato delle “basi” di un vivere comune delineato – almeno – da  linee guida morali, etiche e sociali che equilibravano qualsiasi tipo di rapporti umani, così errori su errori, le mancanze, la Storia che non insegna, i silenzi, le incomprensioni e la scarsa memoria del passato, ci han portato – ad oggi – ad una escalation di violenza sociale ed ancor più familiare dai numeri così elevati da esser considerata una delle maggiori cause mondiali di violazione dei diritti umani, aggravata dalla radicale tendenza della società tutta, all’incitamento culturale e mediatico del contrasto tra i sessi ove, sia la donna che l’uomo, ne escono perdenti in un’alternanza tra vittima e carnefice al limite dell’inverosimile, tra l’ormai “normale” mercificazione di corpi, ideali, diritti, idee e dignità senza ritegno a qualunque livello sociale, economico, politico, culturale, religioso e familiare.

11 (1)E così, le donne e gli uomini sono sempre più incapaci di costruire rapporti duraturi, sono notevolmente più distanti ed insofferenti nel comprendersi e crescere assieme, in un dilagare di relazioni superficiali usa e getta, nell’incapacità di riconoscere nell’altro/a una persona con una propria identità e personalità unica, a prescindere dall’essere uomo e/o donna e quindi solo mero oggetto di comodo.

E’ l’epoca degli “invisibili”, dove nessuno si preoccupa più di vedere realmente chi ha di fronte, dove all’apparenza è dato più valore che all’essere, ove nessuno conosce realmente chi gli vive accanto e la profondità di un anima è solo un concetto astratto, ove la diversità dell’altro/a non è riconosciuta ma si tende a cancellarla in una confusione di “cultura” e ruoli che culmina spesso (troppo) in violenza e tragici epiloghi.

Forse, fare qualche passo indietro ed ammettere l’inutilità di alcune prese di posizione non farebbe male, anzi, potrebbe rappresentare una nuova ripartenza nella riscoperta di valori e ruoli troppo facilmente demonizzati e redarguiti ad “indecorosi” o “ghettizzanti” da fasulli ed inutili intellettualismi dei soliti finti acculturati ed ideologi falsamente super partes,  individui sempre lindi e senza peccato, costantemente pronti a “lanciare la prima pietra” e ad emettere ipocriti giudizi sull’altrui ideologia e vita.

Forse, riconsiderando l’antica Teoria Darwiniana dello sviluppo della vita attraverso la complessità e la diversità che porta all’unità dei contrari, si potrebbe ritrovare il senso del rapporto uomo-donna e dell’utilità e riconoscenza dei “ruoli”, per una maggiore consapevolezza di se stessi e degli altri in un relazionarsi finalmente chiaro, con regole, diritti, doveri e limiti ben definiti ed invalicabili da entrambe le parti e nel rispetto reciproco.

E – forse – si potrebbe tornare ancora più indietro, alla Genesi e comprendere il “reale senso” di quel: “Dio allora crea la donna con la costola, che aveva tolta all’uomo e la condusse all’uomo. Allora l’uomo disse: è osso dalle mie ossa, carne dalla mia carne”… e l’uomo non è più solo, quella costola rappresenta la relazione di reciprocità tra l’uomo e la donna, chiamati a formare “un’unica carne”, ovvero una comunione di interessi e di affetti in una fusione perfetta… quella costola, che sta per “fianco”, delinea pari dignità e valore di entrambi, ove la donna fu pensata come aiuto per l’uomo  che da solo non ce la faceva ed ha trovato nella donna quel “sostegno” indispensabile per portare il peso della vita: la donna non doveva essere inferiore all’uomo né superiore, ma Dio la creò dalla costola vicino al cuore perché quello sarebbe stato il posto che avrebbe preso nella vita dell’uomo… quella costola, incarna il complementare bisogno l’uno dell’altra, quell’essere due ma imprescindibili come un’unica cosa.

Dio ci ha creato a sua immagine e somiglianza e Dio è “amore” e l’amore, quello vero e puro è libertà: libertà di scegliere e di scegliersi nel bene e nel male per il raggiungimento di quell’unione di contrari e diversità di “veste” e “compiti”, in un “gioco di ruoli” leale e pulito.

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